L’affidamento familiare: il punto di vista degli affidatari. Parte III

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L’affidamento familiare: il punto di vista degli affidatari. Parte III

Competenze professionali, sostegno educativo e psicologico, priorità istituzionali: l'operato dell’Associazione Nazionale Famiglie Adottive e Affidatarie.

 A cura di Maria Ilenia De Meis, dottoressa in Servizio Sociale.

Quali devono essere le priorità?

Per superare le difficoltà che incontra attualmente l’affidamento familiare nel nostro Paese, le Istituzioni devono impegnarsi maggiormente sia per la sua divulgazione, sia per la sua tempestiva realizzazione (quanti affidamenti avvengono dopo anni di conoscenza, da parte dei servizi e anche della magistratura, di situazioni familiari gravemente compromesse oppure dopo anni di permanenza dei bambini in istituto o comunità!), sia nell’offrire un adeguato e continuativo sostegno ad entrambe le famiglie.

Devono essere privilegiati, in un’ottica preventiva, gli affidamenti consensuali - realizzati d’intesa con la famiglia d’origine - e quelli dei bambini più piccoli (fascia di età 0-5 e, poi, quella 6-10 anni), con un attento monitoraggio dei minori già inseriti nelle strutture residenziali e di quelli che vivono in famiglie inadeguate. Queste sono le proposte che l’Anfaa porta avanti da anni, sostenendo da sempre la necessità di ogni bambino di poter stabilire, fin dalla nascita, una relazione affettiva stabile con le figure genitoriali (a partire da quella materna), ritenendo questa condizione indispensabile per il suo equilibrato sviluppo psicologico; le conseguenze derivanti dalla mancanza o dalla carenza della relazione affettiva sono ampiamente comprovate anche da numerose ricerche scientifiche svolte a livello nazionale e internazionale. 

<<Migliaia di fanciulli sono riusciti a evitare i deleteri effetti negativi del ricovero in istituto [...] con il progressivo maggior ricorso all'istituto dell’affidamento familiare>>

Quali sono i punti di forza dell’affido?

Le molteplici esperienze di affido finora realizzate hanno permesso a bambini di ogni età e provenienza di poter crescere in una famiglia diversa dalla loro, in contesti accoglienti, solidali e per periodi di tempo più o meno lunghi, a seconda delle necessità, dimostrando che l’affidamento familiare è possibile e praticabile. Partendo dalle esperienze finora realizzate, riteniamo necessario ribadire brevemente quali sono le condizioni indispensabili per rilanciare gli affidamenti.   

a) Una tempestiva valutazione della situazione familiare e personale del bambino (per superare i cosiddetti “affidamenti tardo riparativi”) e una previsione realistica dei possibili sviluppi della stessa, al fine di attivare subito gli interventi idonei a sostegno del minore e del suo nucleo familiare.

b) L’elaborazione, per ogni affidamento, di uno specifico progetto predisposto dagli operatori del Servizio, conosciuto e, per quanto possibile, condiviso da tutti i protagonisti coinvolti.

c) Il sostegno degli affidatari e, se opportuno, del minore affidato.

d) Il sostegno della famiglia d'origine durante l'affidamento, fondamentale per la riuscita del progetto, che deve essere finalizzato al massimo recupero possibile delle capacità genitoriali.

Qual è il ruolo delle Associazioni?

Com’è noto, l’art. 5 della Legge 184/1983 stabilisce che: “il Servizio sociale, nell’ambito delle proprie competenze, su disposizione del Giudice, ovvero secondo le necessità del caso, svolge opera di sostegno educativo e psicologico, agevola i rapporti con la famiglia di provenienza ed il rientro nella stessa del minore secondo le modalità più idonee, avvalendosi anche delle competenze professionali delle altre strutture del territorio e dell’opera delle associazioni familiari eventualmente indicate dagli affidatari”. 

Il ruolo delle Associazioni può essere rilevante anche nella fase di supporto, accompagnamento e informazione delle famiglie affidatarie, in un rapporto di collaborazione e sinergia con i Servizi e nell’ottica di una reale co-progettazione attuata tra pubblico e privato.

Voglio ricordare la positiva e innovativa delibera della Regione Piemonte n°17-6714 del 6/04/2018, finalizzata alla definizione di Linee guida per i Servizi sociali e sanitari in merito all’attuazione della legge n°173/2015, che ha precisato sul punto quanto segue: Un rappresentante dell’Associazione cui aderiscono gli affidatari può accompagnarli, all’udienza dal Giudice, per essere ascoltati nel procedimento che riguarda il minore da loro accolto e nei loro rapporti con il curatore ed il tutore”.

L’Associazione Nazionale Famiglie Adottive e Affidatarie

Dalla sua costituzione - nel 1962 - ad oggi, l’Associazione nazionale famiglie adottive e affidatarie - Anfaa - ha operato  per l’affermazione del fondamentale diritto di tutti i minori - compresi quelli disabili o malati - a vivere in famiglia: anzitutto nella loro famiglia d’origine e, quando questo non è possibile, in una affidataria o adottiva.

Per rendere effettivo questo diritto e per arrivare al superamento del ricovero in istituto (sono unanimemente riconosciute da decenni le conseguenze negative dell’istituzionalizzazione sulla vita dei minori), l’Anfaa si è impegnata sia sul fronte istituzionale, promuovendo l’approvazione di leggi fondamentali per la sua concreta realizzazione (la Legge n. 431/1967 istitutiva dell’adozione legittimante e la Legge 184/1983 con successive modifiche e integrazioni di disciplina dell’affidamento e dell’adozione, che tutt’oggi caratterizzano l’impianto normativo del sistema minorile) che a livello culturale,  per la diffusione di un nuovo concetto di paternità e maternità  e di uno spirito di accoglienza attento ai bisogni dei più piccoli, promuovendo in questo modo lo sviluppo in Italia di una nuova cultura “dalla parte dei bambini”.

Anche se in parte non applicate, e talora soggette a interpretazioni discutibili, tali norme hanno consentito, in quasi cinquant’anni, di dare con l'adozione una nuova stabile famiglia a oltre 200.000 bambini che ne erano privi; inoltre decine di migliaia di fanciulli sono riusciti a evitare i deleteri effetti negativi del ricovero in istituti assistenziali, anche se temporanei, a seguito degli aiuti forniti alle loro famiglie d'origine e con il progressivo maggior ricorso all'istituto dell’affidamento familiare.        

Il forte e costante impegno della nostra Associazione - quale associazione di volontariato dei diritti “dalla parte dei bambini” - è stato inoltre determinante per la realizzazione di importanti e fondamentali obiettivi che sono stati finora raggiunti dall’Anfaa, anche grazie all’apporto delle oltre 20.000 famiglie adottive e affidatarie che, in quasi 60 anni, hanno fatto parte dell'Associazione e hanno saputo coniugare la loro scelta di accoglienza familiare (numerose, tra l’altro, sono quelle che hanno accolto bambini grandicelli, malati e/o gravemente handicappati) con l’impegno associativo, in qualità di  volontari che si attivano nei confronti della comunità e delle Istituzioni per il concreto riconoscimento delle esigenze e dei diritti dei bambini con gravi difficoltà familiari o in stato di adottabilità. Ad esse, in questi ultimi anni, si sono aggiunti alcuni figli adottivi ed ex-affidati adulti, che hanno deciso di operare in prima linea su queste tematiche che li hanno visti protagonisti.

 

 

Se sei interessato a raccontare la tua esperienza o le tue riflessioni di assistente sociale siamo lieti di pubblicare un tuo articolo sul nostro blog. Per maggiori informazioni contatta la dott.ssa Serena Vitale (redazioneblog@progettofamiglia.org)
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